AI per il riconoscimento facciale della Polizia: stop del Garante e monito di Bruxelles

"Prevention is cheaper than a breach"

Il Governo italiano è al lavoro per adeguare la normativa nazionale all’AI Act europeo, ma il decreto legislativo che punta a introdurre l’uso dell’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale nelle attività di polizia sta sollevando forti polemiche. Il cuore del dibattito risiede nell’articolo 8 del decreto, che permetterebbe l’identificazione biometrica remota in tempo reale in luoghi pubblici per finalità di prevenzione.

Sia il Garante della Privacy che la Commissione Europea hanno espresso parere negativo: l’AI Act, infatti, vieta il riconoscimento facciale in tempo reale negli spazi pubblici, consentendo l’uso dei dati biometrici solo a posteriori e per ricerche mirate su soggetti specifici. Il rischio segnalato dalle autorità è una raccolta massiva, indiscriminata e sproporzionata di dati personali.

Di fronte alle critiche, Palazzo Chigi ha rassicurato sulla volontà di rispettare le norme comunitarie e le garanzie costituzionali. Anche l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, pur sottolineando la necessità di dotare le forze dell’ordine di strumenti tecnologici avanzati contro terrorismo e criminalità, ha ribadito l’importanza di regole chiare, del principio di proporzionalità e della supervisione dell’autorità giudiziaria. Il testo del decreto è ora atteso a una riformulazione che possa conciliare le esigenze di sicurezza con la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali.

Leave A Comment

Name*
Message*

Scroll to top